Explore Talks on “Retail and Distribution”

Il sesto appuntamento milanese del 2016 con gli “Explore Talks” – format di eventi di ispirazione e contaminazione per stimolare l’innovazione ideato dalla società di consulenza per l’innovazione design-driven Coppa+Landini – si è svolto martedì 21 giugno presso il business center ed ecosistema innovativo Copernico Milano, ed ha riguardato l’ambito “Retail and Distribution”. 

Sono intervenuti nell’ordine, con la moderazione di Marcello Coppa (CEO di Coppa+Landini):

– Le nuove frontiere del DigiTail  Elena Marinoni, Trend Research Director Milano Retail Tour
Food, business, innovation – Riccardo Cortese, Presidente Foodation 
Local SEO per retail e distribuzione – Paolo Meola, CEO Instilla

 

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Elena Marinoni ha presentato le attività di Milano Retail Tour, organizzazione che da 3 anni accompagna aziende come L’Orèal, Luxottica, Rolex e Timberland, nella selezione di casi ipernazionali di innovazioni forti (format, idee emergenti) nel mondo del retail, avvalendosi dei principi alla base dell’etnografia. Le aziende hanno l’opportunità di attivare dei percorsi urbani esperienziali, interpretare le trasformazioni in atto in ambito retail e nel comportamento del consumatore, per ridisegnare la propria customer experience. 

L’approfondimento sui principali trend di innovazione in ambito retail è partita dall’analisi delle 5 caratteristiche del consumatore digitale: 

  1. Expect more
  2. Trust peers
  3. Are informed
  4. Have choices
  5. Have a voice

Date queste premesse, si sono poi approfonditi 8 tra i trend più innovativi nell’ambito del digital retail:

  1. COOP – Edutainment. Il supermercato del futuro della Coop (allestito per tutta la durata di Expo 2015) è stato un esperimento dirompente volto ad esplorare i diretti impatti sul consumatore finale di una completa digitalizzazione dell’informazione all’interno dei supermercati. Il supermercato del futuro è un benchmark per l’edutainment (educazione+intrattenimento), in cui è possibile raccontare il prodotto al cliente anche in termini di tracciabilità e comprensione della filiera. Profilazione del consumatore e offerta adattata. Gamification applicata ad attrarre il cliente e fare cross-selling.
  2. HOINTER – Streetware (moda). La società di consulenza specializzata in retail ha creato a Seattle un format di store innovativo con la principale caratteristica di proporre un catalogo infinito (23 designer per 150 tipi di jeans) che si risolve con la dimensione del do-it-yourself. Il cliente ha la possibilità di vedere i modelli appesi e, se interessato, può scannerizzarli e riceverli entro 30 secondi direttamente nel camerino. Il tutto (magazzino, servizio etc.) è completamente automatizzato.
  3. OVIESSE – Flagship store in Corso Buenos Aires a Milano, format sviluppato in partnership con Google Enterprise sul modello retailtainment (retail+entertainment). OVS ha lanciato nuove esperienze immersive costituite da virtual fitting room e magic mirror, sopperendo al prodotto, che non è il punto forte del brand. I magic mirror permettono di condividere le foto in tempo reale dai camerini e per farlo è necessario condividere col manager del flagship store i propri dati.
  4. YOUTIQUE – FRENCH CONNECTION – Una boutique creata dal brand French Connection su YouTube con l’obiettivo di condividere contenuti. Per vendere meglio e di più bisogna mettere il cliente in condizione di condividere.
  5. HOUSE OF FRASER – From click to mortar. Nella strategia multicanale del brand retail che vende abbigliamento nel Regno Unito, vi è il lancio di negozi in città secondarie dell’Inghilterra. I negozi fisici (allestiti con lounge bar, divanetti ed elementi di social retailing), non propongono merce, ma solo cataloghi digitali ed un sevizio concierge con metodi di acquisto e consegna, senza costi di spedizione o restituzione.
  6. UNMADE KNITWEAR Startup di Londra che ha come mission quella di re-inventare l’industria della maglieria, proponendo una customizzazione avanzata da tutti i punti di vista. Il suo cliente target è il cosiddetto prosumer (consumatore+produttore) per il quale produce solo su commissione e con magazzino a zero scorte.
  7. AMERICAN APPAREL Ha aperto un “temporary flagship store” all’interno di Second Life in cui era possibile acquistare prodotti. Sul proprio sito il brand racconta dell’inaugurazione del negozio virtuale con un party e dei motivi per cui il negozio è stato chiuso per il momento. L’esperimento è servito a testare il processo di convergenza tra mondo fisico e virtuale e la propensione all’acquisto.
  8. MARK JACOBS POP-UP TWEET SHOP  (2014) il concept store chiamato “The Daisy Marc Jacobs Tweet Shop” e lanciato a Manhattan nel 2014, ha abbracciato la filosofia della “moneta sociale” (“social currency”) per cui si ricevono regali dal brand nel momento in cui si pubblicano dei post su twitter o instagram con l’hashtag dedicato #MJDaisyChain.

Guarda le slide presentate da Elena Marinoni:

Il secondo intervento è stato a cura di Riccardo Cortese, Presidente di Foodation, realtà che costruisce format di fast casual dininig (per ora 5 brand che spaziano dalla pizza, agli hamburger e fino kebab gastonomico italiano) basati sul modello anglosassone e rivolti a un target molto giovane (18-34 anni), con 2.5 milioni di fatturato ed ambizione di raddoppiarlo nel 2017. Il team è per ora composto da 4 collaboratori e 6 dipendenti in totale. La società “madre” Foodation gestisce 7 società controllate che hanno creato 89 posti di lavoro.

Il brand ha lavorato sin dall’inizio con una vision molto chiara che è quella di creare un “modello Foodation” reinterpretato da italiani, con un modello di business replicato e replicabile, fattore quest’ultimo fondamentale per attrarre investitori ed interlocutori finanziari. La mission di Foodation è diventare appunto partner ideali per gli interlocutori finanziari, abolire il nero e creare una marginalità del 20%.

Le innovazioni più significative su cui Foodation sta lavorando sono l’internalizzazione della contabilità (attraverso un software di cassa che si interfaccia direttamente con il software finance) e il lancio di campagne geolocalizzate (sempre replicabili) attraverso Facebook advertising che stanno portando interessanti performance sui social network, ritenuti il veicolo più efficace di marketing in questo specifico business. Il trend di condividere spontaneamente ciò che si sta per mangiare attraverso una foto (soprattutto da parte del target femminile), si converte sempre più spesso in ulteriori accessi al punto vendita. Quest’ultimo viene ulteriormente valorizzato dall’attenzione a comunicazione “in-store” e all’arredamento.

Foodation è inoltre il soggetto che offre servizi ai punti vendita dei vari brand, con uno stretto controllo di gestione e dei processi nei quali un ruolo fondamentale è assunto dai fornitori (per l’80% gli stessi per le varie catene).

Una buona fetta di fatturato del Gruppo (dal 3-5% prima e fino al 35% a seconda del punto vendita) è rappresentata dai servizi di consegne a domicilio attivi al momento su Milano (Foodinho, Foodora, Deliveroo) che contribuiscono sicuramente al crescente trend del consumo di cibo prolungato (non più limitato alle canoniche ore dei pasti).

Consulta le slide presentate da Riccardo Cortese:

L’ultimo intervento è stato a cura di Paolo Meola, CEO di Instilla, società della tribù dei Rainmakers insieme a Coppa+Landini. Instilla è la prima società in Italia ad aver sviluppato una tecnologia proprietaria per ottimizzare le operazioni di local SEO. Fare “Local Search Engine Optimization” significa ottimizzare i propri risultati in base alle tendenze locali.

Lo sviluppo di questo tipo di tecnologia è conseguente ai dati sulle web search del 2015 che evidenziano un superamento delle ricerche da mobile rispetto a quelle da desktop ed un utilizzo sempre più frequente del motore di ricerca in accompagnamento ai processi di acquisto. Attualmente la ricerca locale è collegata alla geolocalizzazione del dispositivo mobile e i criteri utilizzati da Google per la ricerca locale sono: vicinanza geografica, pertinenza, indici di qualità.

Instilla ha condotto un recente studio su 42 grandi player del retail e della distribuzione che ha evidenziato che nel 79% dei casi non hanno ancora lavorato nell’ottica di un’ottimizzazione local SEO delle proprie piattaforme web. Altrettanti risultati sorprendenti sono stati rilevati in relazione alla rivendicazione ed ottimizzazione local SEO su “Google MyBusiness”.

Approfondisci gli obiettivi del local SEO e i risultati della ricerca di Instilla sulle slide presentate da Paolo Meola:

 

Per approfondire ulteriormente i vari interventi consulta anche lo storify dedicatohttp://bit.ly/28PESYd.

Vi diamo appuntamento col il prossimo Explore Talks a settembre (22 settembre) in cui torneremo ad occuparci, in collaborazione con il Consorzio POLI.design di Milano, di User Experience Design. Stay hungy!